Leonart


Alla Biennale la massificazione delle coscienze secondo Lardschneider

La «massificazione» è l’opera di spersonalizzazione spirituale e morale dell’individuo come diretta conseguenza della civiltà dei consumi”. Questo dice il vocabolario della lingua italiana “Devoto – Oli”, alla voce “Massificazione”.

E di questo parla Ivan Lardschneider, con il suo caratteristico tratto scultoreo, con “Kopflos!” (senza testa), l’opera che il giovane artista altoatesino ha scelto da presentare e per presentarsi all’interno del padiglione della Repubblica araba siriana, sull’isola di San Servolo, alla 54esima Biennale internazionale d’arte di Venezia. 

 Un tema che parte da lontano, quello della massificazione delle coscienze, centrale nell’immaginario di generazioni di artisti. Un tema antico ma anche attuale, presente da sempre all’interno dei rapporti che regolano le società umane, oggetto di studi approfonditi nel corso dei secoli. E’ una forza di coesione sociale, la massificazione, evita lo sgretolarsi delle società, ma con l’avvento della società industriale e delle oligarchie economiche la sua forza è decuplicata, ed è allora che filosofi e artisti hanno cominciato a criticarla ferocemente. Max Horkheimer, Theodore Adorno e Herbert Marcuse, i tre esponenti di spicco della “scuola di Francoforte” hanno paventato per primi la forza della persuasione occulta, ma le loro teorie e paure hanno ben presto varcato i confini della filosofia, diventando oggetto di studio da parte di grandissimi artisti dell’ultimo secolo. Andy Wahrol, ad esempio, con la sua parete di lattine di coca – cola interrotte da un limone giallo, ma soprattutto Katharina Frisch, nel suo dipinto del 1988 intitolato “Attorno a un tavolo”, con l’inquietante doppia fila interminabile di persone tutte vestite allo stesso modo, tutte pettinate alla stessa maniera, a significare l’impossibilità di sfuggire all’influenza persuasiva della civiltà dei consumi.

 E’ questo il background culturale dal quale attinge Lardschneider con la sua opera, in un’ideale prosecuzione culturale declinata però in maniera personalissima. “Kopflos!” si rifà, stilisticamente, alla poetica scultorea dell’artista altoatesino, denunciando, con la consueta capacità di sintesi, la difficoltà o spesso l’incapacità dell’uomo sociale moderno di elaborare un pensiero proprio, sovrastato da una miriade di input informativi e comunicazionali che, lungi dal donare libertà cognitiva, al contrario annullano le differenze, facendo emergere sempre più spesso figure, oggetti, situazioni carismatiche che impongono la loro visione delle cose. Un’opera perfettamente contemporanea realizzata con il legno, la più antica materia maneggiata dall’uomo, a significare anche quella sottile linea che percorre tutto il corso dell’umanità.

Chi è Ivan Lardschneider

Nato a Bolzano nel 1976, Ivan Lardschneider ha da sempre eletto il legno come materiale principe per l sue creature artistiche. Nelle sue opere le presenze reali vengono rielaborate in un immaginario semplice e seducente quanto misterioso. Nel contesto ora delineato trovano spazio gli effetti di decontestualizzazione che sorprendono lo spettatore. Ecco allora che si giunge a contatto con aree creative nelle quail l’alterazione sottile della realtà acquista un sapore incantato e sospeso.

Le sculture di Ivan Lardschneider sono attualmente esposte in alcune gallerie d’arte di prestigio d’Italia e d’Europa: Art Plaza – Venaria reale (TO) (http://www.art-plaza.it/), Art forum – Bologna (http://www.artforum.it/), M.F.F. galerie – Paris Saint Paul de Vence (http://www.mffgalerie.com/index-en.php), Mondo bizzarro gallery – Roma (http://www.mondobizzarrogallery.com/home.asp), Galleria De’ Bonis – Reggio Emilia (http://www.galleriadebonis.com/)

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