Leonart


Alla Biennale la massificazione delle coscienze secondo Lardschneider

La «massificazione» è l’opera di spersonalizzazione spirituale e morale dell’individuo come diretta conseguenza della civiltà dei consumi”. Questo dice il vocabolario della lingua italiana “Devoto – Oli”, alla voce “Massificazione”.

E di questo parla Ivan Lardschneider, con il suo caratteristico tratto scultoreo, con “Kopflos!” (senza testa), l’opera che il giovane artista altoatesino ha scelto da presentare e per presentarsi all’interno del padiglione della Repubblica araba siriana, sull’isola di San Servolo, alla 54esima Biennale internazionale d’arte di Venezia.  Continua a leggere

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PG – SLIS, alla Biennale la normalità del nostro farsi del male
1 giugno 2011, 15:40
Filed under: biennale, Italia, mostra | Tag: , , , , , , ,

Significato. Significante. Il materiale utilizzato visto come mezzo, ma anche come fine stesso del messaggio, in un perfetto esempio di arte concettuale.

PG-SLIS alla 54esima Biennale internazionale d’arte porta tutto questo. Un tema di grande impegno, le errate intenzioni dell’uomo contemporaneo, un materiale evocativo, l’Eternit, un titolo che colpisce, “Wir rufen nicht die polizei!” (“non chiamate la polizia!”) e la sua capacità di trasporre in arte l’evoluzione del linguaggio. Continua a leggere



PG-SLIS, ALLA BIENNALE INNESCA UN CONFRONTO NOCIVO
22 aprile 2011, 11:24
Filed under: biennale, installazione, Italia | Tag: , , , , , ,

La contemporaneità, a cavallo tra Italia e Medio Oriente. Un connubio inconsueto ma capace di produrre stimoli. E’ quello che si realizza quest’anno alla 54esima Biennale internazionale d’arte di Venezia, dove il padiglione nazionale della Repubblica Araba Siriana ospiterà un’installazione di PG-SLIS.

 L’artista porta così all’attenzione del più importante evento artistico internazionale il suo peculiare linguaggio artistico, che gli ha permesso negli ultimi anni di ottenere prestigiosi riscontri e riconoscimenti da parte del mondo culturale contemporaneo.

 L’opera che PG-SLIS ha creato per la Biennale, dal titolo “Wir rufen nicht die polizei!” si basa sull’utilizzo di Eternit, un materiale dichiarato cancerogeno e pericoloso per l’uomo. La materia utilizzata è un pretesto, o meglio, è un mezzo e allo stesso tempo un fine: porre l’attenzione sull’uomo e sulle sue, spesso errate, intenzioni.Ancora oggi, infatti, la vicenda della fabbrica Eternit, dei suoi lavoratori e delle eterne indagini che ancora non hanno assicurato giustizia fa discutere ed è un paradigma di altre storie, altre industrie, altre vite rovinate.

 Un rovesciamento dell’ottica di giustizia ordinaria, forte, senza compromessi e necessaria, per confrontarci con le conseguenze e i rischi delle nostre, umane, decisioni. 



IVAN LARDSCHNEIDER PORTA ALLA BIENNALE LA SUA DENUNCIA SOCIALE

Un matrimonio tra Alto Adige e Medio Oriente. E’ quello che si compie quest’anno alla 54esima Biennale d’arte di Venezia, dove il padiglione nazionale della Siria ospiterà un’installazione di Ivan Lardschneider.

Per il giovane scultore altoatesino, reduce dal grande successo indiano delle sue opere, all’interno della mostra Dadaumpop e già ospite, due anni fa, in un evento ufficiale della 53esima esposizione d’arte veneziana, arriva il giusto compimento di un percorso che lo vede impegnato a raccontare con la materia lignea il mondo che lo circonda e i rapporti sociali in cui si sente inesorabilmente coinvolto. Con ironia, leggerezza quando serve ma anche con grande impegno civile.

 Per questo imperdibile appuntamento veneziano Ivan Lardschneider ha voluto porre l’attenzione ancora una volta sulla debolezza della nostra società contemporanea. Con un’installazione dall’evocativo titolo “Kopflos! (senza testa) la sua ricerca si è focalizzata sulla massificazione delle coscienze e del pensiero, stortura e sinistro perno centrale della mediatizzata società consumistica. L’installazione verrà presentata al padiglione della repubblica Araba Siriana, allestito all’isola di San Servolo.

 Un’installazione che si rifà, stilisticamente, alla poetica scultorea dell’artista altoatesino e che rappresenta e denuncia, con la capacità di sintesi tipica di Lardschneider, la difficoltà (che spesso si trasforma in incapacità) dell’uomo moderno e sociale di elaborare un pensiero proprio, sovrastato com’è da una miriade di input informativi e comunicazionali che, lungi dal donare libertà cognitiva, al contrario annullano le differenze, facendo emergere sempre più spesso figure, oggetti, situazioni carismatiche che impongono la loro visione delle cose.

 Una denuncia, un momento di riflessione, un’opera totalmente e perfettamente contemporanea, che conchiude al meglio un cerchio che unisce la culla della cultura umana, il Medio Oriente, con il legno, la più antica materia maneggiata dall’uomo.





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